🏆🏆🏆 Stefano Serafini si è appena laureato Campione del Mondo di Trading 2017 con un fantastico +217.2% !!
Ha combattuto per un anno intero contro i migliori trader del mondo e grazie alle sue grandi abilità, dimostrate nell’arco di tutta la gara, è finalmente riuscito a riportare la coppa in Italia.
Quello che non tutti sanno è che Stefano è uno dei miei studenti di “Trading Systems Supremacy”.
Ti consiglio di ascoltare attentamente le sue parole, perché a mio parere, l’intervista contiene degli spunti veramente interessanti.

Chi sei, cosa fai e da quanto tempo fai trading?
Allora mi chiamo Stefano Serafini, sono un trader ormai di professione.
Prima facevo l’amministratore di una banca locale in Italia, poi mi sono appassionato sempre più al trading automatico, finché una società svizzera mi ha chiamato per fare del trading il mio lavoro e quindi mi sono trasferito tre anni fa in Svizzera.
La mia formazione di base: io sono un perito informatico, poi ho fatto economia, ho fatto tre anni economia e poi ho fatto un master di due anni in finanza.
Quindi ci sono tutte le carte in regola per essere un trader automatico.
Quindi sa sia programmare che studiare i mercati, anche con un occhio un po’ più accademico, mettiamola così.

Perché hai scelto di fare trading automatico?
Allora, ho scelto di fare trading automatico perché penso sia l’unico metodo, almeno per come sono fatto io, per non essere influenzato emotivamente, diciamo, dai mercati.
Tante volte se uno comincia a studiare i mercati, soprattutto quelli azionari, vedrà che i momenti di panico, come scritto da molti autori, è il momento in cui uno tendenzialmente deve acquistare.
Quindi, il sistema è molto più freddo rispetto a una persona che soffre di anche aspetti psicologici che nel trading non sono da sottovalutare.
Quindi ho scelto il trading automatico per distaccarmi il più possibile dal monitor, dal mouse e da qualunque operazione che possa essere data dall’emotività.

Su quali mercati operi principalmente e perché?
Allora, io ho iniziato a operare soprattutto in mean reversion su mercati azionari americani e i future.
Solo dopo ho affrontato sistemi trend follower sulle commodities e soprattutto anche grazie ad alcuni corsi e master che ho fatto anche in giro per il mondo anche con Andrea Unger stesso. Per esempio il master di New York, dove ho conosciuto Andrea.

Come sei strutturato? Quale piattaforma, broker e data feed usi?
Allora, come data feed utilizzo Tradestation perché è sicuramente il migliore in termini di rapporto qualità prezzo, sicuramente ci sono anche delle fonti dati ancora più affidabili, ma costano… cioè il costo non è giustificato. Quindi io ho data feed su Tradestation, uso anche la Multicharts e trado principalmente su Interactive Brokers.

A quali corsi della Unger Academy hai partecipato?
Allora, ho partecipato al primo, al primo corso che è stato reso disponibile da Andrea, dopo aver già , però, partecipato al corso di New York in cui in realtà già c’erano molte cose simili.
Ecco, io ho solo fatto quello perché poi per quanto riguarda sistemi, la valutazione delle metriche o di altri sistemi avevo già un background molto forte, dato anche da altri personaggi che ci sono, che poi sono diventati miei amici sulla scena italiana del trading.

Qual era il tuo problema principale prima che partecipassi a questo corso?
Il problema principale che avevo prima di frequentare i corsi di Unger era lo sviluppo di strategie intraday, soprattutto trend follower. Questo diciamo che per me era una delle difficoltà più grandi. Poi, attraverso l’approccio di Andrea con i filtri di pattern e tutta l’impostazione che ha lui del breakout, come lo imposta, diciamo che mi ha aiutato tantissimo a sviluppare sistemi trend follower.

Perché hai scelto proprio un corso di Andrea Unger e non di un altro formatore?
Ma diciamo che Andrea… Io sono molto della filosofia di seguire persone che hanno effettivamente provato di essere capaci nel loro lavoro e quindi, grazie anche alle vittorie dei suoi campionati, è una persona che ritenevo affidabile.

Qual è stata la preoccupazione principale che ti tratteneva dal comprare questo corso e che poi si è rivelata infondata?
Diciamo che non esistono motivazioni per non acquistarlo, anche perché se uno un po’ si muove sulla scena internazionale dei corsi di trading di un certo livello, stiamo parlando di cifre che sono perfettamente in linea, se non, addirittura, forse a buon mercato per quello che c’è all’interno del corso, secondo me.

Quali risultati hai ottenuto nel trading dopo la frequentazione del corso?
Ma diciamo che ho ottenuto dei netti miglioramenti soprattutto sulla parte trend follower, mentre sulla parte reversal diciamo che forse il mio approccio è leggermente meglio,
Diciamo che il risultato più eclatante è che sto partecipando ai mondiali di trading e sono primo a livello mondiale. Quindi penso che gli insegnamenti di Andrea, e anche di altri, siano serviti a qualcosa, insomma.

In quanto tempo li hai ottenuti?
Ho ottenuto risultati abbastanza veloci forse frutto del fatto che ero già abituato a lavorare con trading system e quindi ero già abituato da alcuni scenari che spesso, magari, possono anche intimorire i principianti.
Quindi, le fasi di drawdown, tipicamente, sono le fasi che fanno mandare nel panico principalmente all’inizio.
Quando invece si è ben consci che queste possono succedere e si hanno diversi sistemi che comunque riescono ad attenuare queste fasi, diciamo che i problemi… il drawdown diventa relativo, insomma.

Qual è stata la cosa che ha avuto il maggior impatto sul raggiungimento di questi risultati?
Secondo me la cosa che ha impattato di più è il metodo ribaltato che ha Andrea di fare i trading system.
Quindi trigger, e poi setup, e poi trade, diciamo. Quindi si cerca prima Il trigger che può essere il massimo, il minimo di giornata o quello che è… diciamo che può essere uno qualsiasi. In questo “qualsiasi” c’è molto, nel senso che quello che io vado a guardare all’inizio è quel diciamo comportamento che voglio vedere senza alcun filtro e questo deve già essere, diciamo, buono di per sè… Perché quello che ho visto dalla mia esperienza è che voler estrarre delle equity dritte nel back test, inserendo filtri in continuazione, porta a una situazione che si chiama over fitting che è, penso, il problema più comune quando si scrivono i sistemi. Quindi, se si ha già un buon trigger di partenza che è sensibile come livello, già quello dovrebbe dare migliori risultati.
Poi ovviamente il filtro che arriva in più serve solo per andare a definire meglio quando farlo e quando non farlo. Ma di per sè, quello che io chiamo il motore, dovrebbe essere già efficiente di suo.

Che cosa ti è piaciuto di più del corso e perché?
Secondo me Andrea entra molto nel dettaglio e tra l’altro si lascia scappare anche delle cose che arrivano solo dall’esperienza. Quindi, se uno è un attento ascoltatore riesce a percepire alcuni spunti interessanti e critici, secondo me, di Andrea.
Penso e riconosco in Andrea la sua capacità critica nei confronti di quello che esce dal backtest, da quelle che sono le analisi soprattutto delle ottimizzazioni.

A chi raccomanderesti questo corso e perché?
Io lo raccomanderei a tutti, nel senso che chi vuole approcciare questo mondo della finanza non può non passare dal trading automatico, anche perché spesso quello che accade è che si va a vedere dei movimenti degli ultimi 5 giorni, spesso si vedono dei movimenti ripetitivi e poi quando si vanno a testare in realtà era solo frutto del caso aver visto questi tipi di movimenti.
Quindi, testare una strategia, un’idea di investimento, secondo me è fondamentale al giorno d’oggi per poter essere vincenti nel lungo periodo sui mercati azionari.
Soprattutto, una cosa che aggiungerei: non farsi ingannare da fasi come può essere quella di quest’anno (2017)
che è una fase completamente rialzista, ma analizzare nei propri dati anche fasi in cui quel sistema potrebbe avere delle grosse difficoltà. Parlo del 2008, parlo del 2011… se parliamo dell’Italia, per esempio, dal lato europeo questi anni, secondo me, sono da includere nell’analisi… Anche se è vero che dall’altra parte la volatilità è completamente cambiata rispetto a quegli anni li. Quindi, però, si può fare un gioco di mix tra alcuni filtri di volatilità che riescono a identificare alcuni periodi, alcuni periodi di analisi, rispetto però anche a difendersi in anni come quelli.

Che consiglio ti senti di dare a chi attualmente sta ancora cercando la propria strada nel trading?
Mah, quello che ho fatto io… seguire persone che hanno dimostrato effettivamente di saper fare il loro lavoro.
Nel mondo della finanza purtroppo c’è tanto fumo, c’è tanta gente che si spaccia il miglior trader del mondo, pur non avendo mai dimostrato nulla, neanche con un backtest. Quindi, quello che secondo me va fatto è seguire persone che hanno dimostrato di saper fare.

Quali risultati stai ottenendo nel campionato?
Mah, ad oggi sono tuttora primo nel campionato, più o meno la performance è sul 190%. Sono partito con un capitale di 15.000 dollari e il controvalore a ieri del capitale era 43.500 dollari più o meno.

Con quante strategie sei partito?
Allora, sono partito con 6 strategie, di cui due strategie bias, su due mercati diversi. Poi una strategia breakout,
una strategia reversal sull’azionario americano e una strategia swing. Quindi sei strategie molto diverse le une dalle altre, insomma.

Hai cambiato la composizione del tuo portafoglio durante l’anno o è sempre rimasta invariata?
Diciamo che ho aggiunto una settima strategia quando avevo già guadagnato del denaro, per non appesantire troppo quello che era basarsi solo sulle prime sei strategie, perché io utilizzo la tecnica del fixed ratio, quindi, se non avessi aggiunto quella strategia li, avrei appesantito forse troppo le singole strategie, aumentando sempre i contratti sulle solite strategie. Col senno di poi, devo dire che forse la tecnica del fixed ratio avrebbe pagato e quindi, non inserendo la settima strategia ma continuando a dare peso a quelle sei strategie forse oggi non avrei incontrato i drawdown che ho incontrato. Però non si può mai dire col senno di poi… Sono scelte che si fanno e poi nel bene o nel male si devono seguire.

Quale algoritmo di Position Sizing hai adottato?
Per quanto riguarda la tecnica del position sizing, come detto uso il fixed ratio, anche se questa tecnica nelle fasi di drawdown è una tecnica abbastanza pericolosa perché è vero che si riducono i contratti, ma si riducono solo dopo aver riperso la prima quantità… diciamo il delta che si vuole scegliere. Quindi premia molto nelle fasi rialziste dell’equity line però poi diciamo che amplifica anche i drawdown nelle fasi ribassiste, prima di ridurre il numero di contratti. Forse, una tecnica che andrebbe aggiunta a questo fixed ratio è avere dei livelli molto più
restringenti nella parte ribassista. Altrimenti si rischia un po’ di farsi male.

Cosa ci puoi dire dell’aspetto psicologico?
Per quanto riguarda l’aspetto psicologico è abbastanza importante, nonostante siano tutti sistemi automatici la componente di osservare i competitor e quindi vedere come si comportano, come stanno crescendo, magari anche riuscire a capire su quali mercati stanno operando è una cosa che sicuramente dà una certa pressione psicologica. Mi ricordo a metà anno, quando l’americano mi ha superato e nel giro di una decina di giorni ha fatto l’800%… Là, la pressione psicologica di aumentare i contratti quando non si deve, o fare delle scelte basate proprio sull’ aspetto emotivo potrebbero influenzare quello che in realtà invece sono i numeri da seguire. E quindi, essere disciplinati. E diciamo che, per fortuna, sono stato disciplinato perché come si è poi visto l’americano ha perso tutto e penso abbia anche, addirittura, bruciato il conto perché operava con fortissime leve sul mercato degli agricoli… Immagino, eh… però, ho visto che la coincidenza del suo run up e del suo drawdown, è perfettamente paragonabile al movimento degli agricoli che c’è stato quest’estate.
Quindi, si diciamo l’aspetto psicologico conta, conta nel position sizing, non nella scelta delle strategie.

Quali sono le maggiori differenze tra operare sul proprio conto trading principale e operare su un conto campionato?
Mah allora, operare su un conto di una certa dimensione è totalmente diverso che operare su un conto da 15.000 dollari. Io, per essere chiaro, avevo già dato per scontato la possibilità o la probabilità di bruciare anche quel capitale perché è una competizione e quindi si deve raggiungere la massima performance. Certo, questo sul capitale invece sopra al quale uno fa conto di fare la propria attività durante tutta la propria vita,
non può affrontarlo nella stessa maniera e quindi deve adottare una politica molto più di contenimento del rischio e ovviamente anche delle performance ma, a lungo termine, a mio avviso, rendimenti attorno al 15-20% all’anno potrebbero essere già più che sufficienti e parliamo di un rapporto a 10 volte rispetto a quello che è stata la gara di quest’anno. Quindi, più o meno, questi sono i numeri diciamo: in gara si va a 10 volte di leva rispetto a un conto normale.

Perché il campionato? Lo pensavi da tempo o l’incontro con Andrea è stato quello che ti ha fatto scattare la molla decisiva?
Mah allora, il campionato è una scelta che arriva dopo lungo tempo, nel senso che è quattro anni che mi invitavano a fare il campionato. Io, forse anche personalmente non ero pronto prima per farlo, poi dopo aver maturato diverse esperienze, mi sono reso consapevole che poteva essere l’anno giusto per partecipare al campionato. Sicuramente ci vuole un po’ di esperienza veramente forte sulla parte di real trading, altrimenti diventa una scommessa.


L’Equity Line di Stefano negli ultimi due anni

 

Diventa un Trader Sistematico >>